Recensione: ARCADE FIRE – “We”

“We”, il sesto album in studio della rock band canadese ARCADE FIRE, è prima di tutto l’espressione di una concettualità: cosa siamo noi e chi siamo noi?

Una domanda che Win Butler e soci si sono fatti nella gestazione di questo album. Una ispirazione che prende forma da un romanzo di fantascienza del 1921, appunto “We”, scritto da Evgenij Zamjatin.
Una trama complessa che mostrava un grattacielo in cui i cittadini di una realtà distopica vivono costantemente sotto sorveglianza e controllo.

Una scena, a distanza di un secolo, non tanto di fantascienza ma diventata reale in una società contraddittoria come la nostra amplificata dalla pandemia. 

Prodotto da Nigel Godrich, Win & Régine “We” si sviluppa per una quarantina di minuti e si divide a livello lirico in due parti ben precise: la prima parte “I”, dove la narrazione della band è sulle varie difficoltà ed egoismi del mondo ed incanala nei suoni e nei brani la paura e la solitudine dell’isolamento, mentre la seconda “WE” esprime l’amore verso gli altri, la gioia e il potere del contatto, quasi come una sorta di risurrezione e liberazione. 

Una tensione sfumante e una differenziazione stilistica che si percepisce bene nelle sue parti del disco. Un processo che anche un ascolto distratto può percepire. 

Ma è proprio lo sviluppo concettuale del disco che fa apprezzare il nuovo lavoro degli Arcade. 

I primi due brani dell’album, Age of Anxiety I e Age of Anxiety II (Rabbit Hole) si ispirano a “I Am Waiting”, una poesia di Lawrence Ferlinghetti a cui Butler ha pensato per decenni. La prima metà si conclude poi con la suite in quattro parti, End of the Empire I-IV, che evoca vivide immagini di un’America emotivamente impoverita in cui le persone si rifugiano dentro loro stesse.

In The Lightning I, II, la band afferma:

“Waiting on the lightning / Waiting for the light / What will the light bring?”.

“Unconditional I (Lookout Kid)” è una lettera d’amore al figlio di Win & Régine, mentre Unconditional II (Race and Religion), con la straordinaria voce solista di Régine Chassagne, celebra il trionfo dell’amore e dell’arte sulle illusioni che ci dividono.

In questo brano compare anche Peter Gabriel, che ha avuto una grande influenza artistica sulla stessa Chassagne, che afferma:

Crescendo, ascoltavo le sue canzoni alla radio, ed erano le uniche al di fuori da casa mia dove sentivo la batteria che suonava come la musica della mia famiglia».

Gli Arcade Fire sono sempre stati una famiglia allargata. La voce del figlio di Win & Régine appare nel disco, così come le melodie dell’arpa eseguite dalla madre dei Butler, Liza.

L’album finisce con “WE”, un invito a intraprendere un viaggio,

“Already know I / I want to know WE / Want to get off this ride with me?”.

Semplice e diretto riassume lo spirito generoso e pieno di speranza dell’album.

Un’ultima riflessione anche sulla copertina dell’album che riproduce la fotografia di un occhio umano, realizzata dall’artista JR, rievoca Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea.
Questa immagine è impreziosita dalla caratteristica colorazione aerografata di Terry Pastor (che ha utilizzato la stessa tecnica impiegata sulle iconiche copertine degli album di David Bowie “Hunky Dory” e “Ziggy Stardust”), è la perfetta espressione visiva di “WE”, la degna sintesi dell’essenza identitaria di questo disco. 

“WE” è un viaggio esplorativo, andata e ritorno, dalle tenebre alla luce. 

SCORE: 7,75

DA ASCOLTARE SUBITO

Age of Anxiety I – The Lightning II – Unconditional II (Race and Religion)

DA SKIPPARE SUBITO

Anche se non ha una identità di concept album va ascoltato tutto in tutta la sua cronologia. Non vi deluderà! 

TRACKLIST

DISCOGRAFIA 

2004 – Funeral
2007 – Neon Bible
2010 – The Suburbs
2013 – Reflektor
2017 – Everything Now
2022 – We

VIDEO 

WEB & SOCIAL 

www.arcadefire.com

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